sabato 29 dicembre 2007

VIAGGIO NELLA NOSTRA STORIA

CAMISANO

IL NOME

Località abitata sin dall’epoca neolitica, ossia dell’epoca preistorica della pietra levigata come dimostrano i ritrovamenti fattivi nel 1881 e nel 1907 di due asce di pietra, a taglio e a mazzuolo. La prima , studiata dal Castelfranco fu donata nel 1885 al museo di mineralogia di Bologna, dove è tuttora conservata; la seconda, studiata del Lucchetti, quasi identica alla prima ignoriamo dove sia andata a finire.

Il nome della località fu sempre inteso come la risultanza di due termini fusi in uno: Cà di Misano o Masano, intendendosi, con quest’ultimo, indicare un personaggio storico del secolo X o XI, al quale si vorrebbe far risalire la fondazione, o almeno la denominazione del luogo.

Che il nome risulti dalla unione di due vocabolari (Cà-Misano) può essere pacifico: quanto alla voce Misano, siamo propensi a crederla più facilmente nome di luogo che di persona.

Infatti, a soli 18 Km in linea d’aria troviamo Misano presso Caravaggio; più ancora nei pressi di Marzabotto (Bologna), vi è una località detta appunto Misano, dove è stata scoperta un’antichissima città etrusca, detta Misa. Un’altura vicina si chiama Misanello. Gli scavi e le ricerche in questa zona portarono alla scoperta, oltre che dei ruderi della città, anche di oggetti etruschi, per il caso nostro interessantissimi, perché identici ad altri oggetti scoperti nelle vicinanze di Camisano (a Ricengo nel 1868); oggetti che dimostrano la presenza di genti etrusche in queste terre. E c’è anche un Camisano Vicentino.

Ecco perché siamo indotti a tenere Misano, piuttosto che nome di persona, nome di località di lingua etrusca: sebbene ci sfugga quale possa esserne la significazione etimologica.

Camisano dovrebbe significare anche per noi: case sorte su una località già nota in antico col nome di Misa o Misano.

Sino al secolo X d.C., la storia di Camisano ci è perfettamente ignota per mancanza di documenti.

Nel 960 un documento interessantissimo, che ci spiace di no poter pubblicare per intero, ci mostra questo piccolo centro già pieno di vitalità cristiana, perché attesta la presenzain esso di due “basilicae” (in antico con questo nome si indicavano le chiese non battesimali); una dedicata a S.Pietro, l’altra alla madre di Dio; l’una e l’altra da molti secoli scomparse del tutto, anche dalla memoria.


I CONTI DI CAMISANO

Il nome di Camisano balza d’un tratto al primo piano della nostra antica storia, quando vi presero dimora e feudo i famosi Conti di Camisano. Il primo di essi fu quel Maginfredo, figlio di Gisalberto II Conte di Bergamo, che inizio la discendenza del ramo cremasco. Questi conti, trasferitisi poi a Crema, ebbero parte così importante nelle vicende della città da fondere la loro storia con la storia di essa inseparabilmente.

La brevità di queste note non ci permette di dire anche sommariamente dei principali personaggi di questa casata.

Richilda dei Conti di Camisano, sorella del primo Maginfredo, andò sposa, nel 1016, al grande Bonifacio Marchese di Toscana, padre della famosa Contessa Matilde di Canossa, e portò in dote a Bonifacio il feudo di Crema e dell’isola Fulcheria: ragione per cui Matilde poté, nel 1098 farne la cessione a Cremona, dando occasione a quell’ostilità continua e vicendevole che doveva culminare con la distruzione di Crema. (1160)

Richilda morì nel 1044 a Nogara (Verona) e ivi fu sepolta.

Il suo elogio fu fatto da Donizione nella vita di Matilde di Canossa.

Secondo Alemanio Fino appartenevano alla famiglia dei Conti di Camisano i famosi Cardinali Giovanni da Crema e Guido da Crema (che fu’ poi Pasquale III).

Non è qui il posto per illustrarne le molte discusse figure, di cui si sono occupati storici e liberisti; ma è pur conveniente farne almeno un brevissimo cenno.

Il Crdinale Giovanni da Crema fu uomo di primo piano nella vicenda ecclesiastica del suo tempo. Nato verso il 1060, creato cardinale da Pasquale II, ebbe incarichi di grande importanza e prestigio, specialmente come legato in Inghilterra, dove radunò sinodi e riformò chiese e monasteri.

Nelle intricate questioni delle elezioni pontificie, per un certo momento aderì all’antipapa Gregorio VIII, ma poi si convertì al vero papa Vincenzo Secondo, e ricevette una affettuosa lettera da S. Bernardo, che si congratulò con lui per la sua conversione. Sul suo conto furono scritte infamanti scritte, che autorevoli storici rifiutano come frutto di odio partigiano.

Restaurò dalle fondamenta e arricchì con munificenza la basilica romana di S.Grisogono, suo titolo cardinalizio, e alla sua morte, avvenuta nel 1129, volle esservi sepolto. Quivi esiste ancora la sua lapide funebre, che ne ricorda le opere e chiude con l’invocazione metrica:

O bone salvator, nostreque salutis amator,

Fili christe Dei,, parce Redemptor ei.

Guido da Crema viene pure fatto discendere dai Conti di Camisano e si vuole nipote di Giovanni. Fu eletto cardinale da Eugenio III.

Nel 1152 fu legato dal papa alla Dieta di Roncaglia. Amico del Barbarossa, fu da questi appoggiato nella elezione a successore dell’antipapa Vittore, e divenne così antipapa col nome di Pasquale III.

Parteggiò per l’imperatore contro Alessandro III.

Tra i suoi atti fu memorabile la canonizzazione di Carlo Magno e l’incoronazione della coppia imperiale. Il suo illegittimo pontificato durò cinque anni, e fini in Roma il 20 Settembre 1168.

La nobilissima famiglia si estinse a Crema nel 1720, come riferisce il Tintori, in un religioso cistercense del convento di S. Bernardo, e in una sua sorella, Lucia dei Conti di Camisano, morta nubile in parrocchia di S. Giacomo.

Venne illustrata da Giuseppe Racchetti nel romanzo dl 1839 “Paolo de’ Conti di Camisano – Storia tratta da antiche memorie cremasche”.


IL CASTELLO

Dal citato documento del codice diplomatico longobardo del 960 apprendiamo anche l’esistenza, in Camisano, i un castello “cum fossatis, bertiscis, tominatois et reliquis ad ipsum castrum defensandum”. Fu costruito nel 1191 e sorgeva a 100 m a nord-est dell’abitato; vi era cinto da grandi fossati e aveva porta in una muraglia, che rinchiudeva il cortile respicente il maniero alto e robusto. Dove esso si ergeva ora è un campo chiamato appunto Castello (dietro piazzola ecologica) a poco profondità vi si trovano facilmente ruderi e resti di mura.

Il Castello, per un decennio dal 1016 al 1026, fu anche dimora fortificata di Maginfredo, primo conte di Camisano. Un altro campo, che si estende dinnanzi a questo, si chiama col nome di Cisporta cioè al di là della porta; un terzo campo a 20. m a destra ribassato di 40 cm portò alla luce numerose tombe, ma vogliamo ricordare il “tesoretto del Legionario” così sopranominato dagli scopritori le 511 monete trovate nel campo Salone verso i S.Giacomo. Ma per questo argomento ne approfondiremo meglio più avanti!

Nell’interno del nostro villaggio vi era il Palazzo dei Conti, tuttora esistente (piazza Maggiore) tutto il sottosuolo del cortile era scavato da sotterranei: di lì una strada coperta portava nei campi: un pozzo profondo, sul quale corrono le inevitabili leggende dei trabocchetti, è ora totalmente riempito; i vani sotterranei chiusi o demoliti.

Pur degna di nota è una parte di abitato chiamata il Quartiere, che conserva ancora l’aspetto è impronta militare, con grandi stanze e camerate, vaste stalle e scuderie.


…E I CASTELLANI

L’ambiente militaresco e violento creato in Camisano dai Conti e dalla loro corte si rifletteva, in antico, anche nell’animo della popolazione, di cui si constatava, in una visita del 1756, la “feritas e l’indocilitas” ferocia e spirito di insubordinazione, che rendeva gli abitanti nemici l’uno contro l’altro e creava la diffidenza reciproca. Peggio, in una visita del 1608, si rivelava il fatto inaudito che “nomine loci solent deferre in Ecclesia ballistas igneas atque hastas ferratas”: si recavano in chiesa armati di archibugi e di mazze ferrate! O tempora, o mores! .

NOTERELLE RELIGIOSE E CIVILI

La chiesa parrocchiale, costruzione trecentesca manomessa nell’abside e nella facciata, fu eretta dai Conti di Camisano e da essi dotata: fu poi rifatta nel 1589.

Possiede una grande tela di Carlo Caliari, figlio del Veronese, rappresentante la decollazione di Giovanni Battista, e un'altra di Carlo Urbino, rappresentante l’ultima Cena.

Presso la chiesa parrocchiale sorge un oratorio dedicato alla Madonna della Neve.

Narra il Fino che nel 1578 “la notte appunto precedente la festa della Madonna della Neve”, cadde a Camisano, villa del Cremasco, della neve. Il che essendo per deposizione di molte persone degne di fede giustificato, fu veramente tenuto per cosa miracolosa.

Il laconico racconto dello storico è confermato dalla tradizione del luogo; tuttavia senza altri particolari e senza documenti.

Il giorno 5 Agosto, dedicato alla Madonna della neve, è giorno festivo per la popolazione di Camisano.

L’oratorio dedicato ai SS. Filippo e Giacomo, esistente nella frazione dei Caminetti, fu fatto costruire dal Conte Filippo Scotti nel 1696.

Anni fa, nei pressi di cascina S. Giacomo furono ritrovate delle monete romane dell’imperatore Aureliano (270-275); segno del passaggio o del soggiorno di qualche coorte che qui potrebbe aver messo il suo campo.

La popolazione di Camisano è di circa 1350 abitanti circa, la superficie di ettari 1084 e l’altitudine di 97 metri.

Tratto da “Terre Nostre” elaborazione Venturelli Fabio

Nessun commento: